Marta appartiene al gruppo di coloro che, a differenza dei sadducei, credono nella risurrezione dei morti. È convinta che, alla fine del mondo, suo fratello Lazzaro ritornerà in vita assieme a tutti i giusti e prenderà parte al regno di Dio.Questo suo modo di intendere la risurrezione (simile forse a quello di molti cristiani di oggi) non consola nessuno. È troppo lontana e non ha alcun senso. Perché Dio dovrebbe far morire per poi riportare in vita? Perché far aspettare tanto? E come può l’anima rimanere senza il corpo? Infine, una simile risurrezione è poco credibile: se una persona muore, Dio può certo ricrearla, ma, in tal caso, farebbe un clone, non la persona di prima.Il cristiano non crede in una morte e poi in una risurrezione che avrà luogo alla fine del mondo. Crede che l’uomo redento da Cristo non muore.Vediamo di capire questo messaggio nuovo e straordinario che Gesù annuncia a Marta. Egli dichiara: “Chi crede in me non muore” (v. 26). Che significa? Come può non morire una persona che noi vediamo spirare e diventare un cadavere?Pertanto i cristiani non credono che resusciteranno, ma credono che sono già resuscitati.Se leggiamo le lettere di Paolo troveremo l‟espressione, nella lettera agli Efesini” Con lui ci ha anche resuscitati”. Ci saremmo aspettati ci resusciterà. No. Con lui ci ha anche resuscitati.Nella lettera ai Colossesi: “ Se dunque siete resuscitati in Cristo”.La credenza dei primi cristiani è che per aver dato adesione a Gesù, avevano già subito una vita, di una qualità tale, che quando verrà il momento della morte la supererà.In un vangelo apocrifo, il vangelo di Filippo c‟è questa espressione interessantissima. L‟autore scrive:“Chi dice prima si muore e poi si risorge, sbaglia”. Se non si risuscita prima mentre si è ancora in vita, morendo non si risuscita più.Il discepolo – spiega Gesù a Marta – non sperimenta affatto la morte, ma nasce ad una nuova forma di vita, entra nel mondo di Dio, prende parte ad una vita che non è più soggetta ai limiti e alle morti, come accade invece su questa terra. È una vita senza fine. Di più non possiamo dire perché, se la descrivessimo, non faremmo che proiettarvi le forme di questa. Rimane una sorpresa che Dio tiene in serbo: “Occhio non vide, orecchio non udì, né mai è entrato in cuore di uomo, ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano” (1 Cor 2,9).Nella prospettiva cristiana, dunque, la vita in questo mondo è una gestazione e la morte è verificata da chi rimane, non da chi muore. A questo punto siamo in grado di comprendere la ragione per cui Gesù si rallegra di non avere impedito la morte di Lazzaro. Egli la vede nell’ottica di Dio: come il momento più importante e più lieto per l’uomo. Giustamente i primi cristiani chiamavano “giorno della nascita” quello che per gli altri uomini è il giorno funesto in cui si tuffano nel nulla.