CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 11.00
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
La sensazione incantevole che suscitano i brani degli Atti degli apostoli in cui Luca racconta la vita della prima comunità di Gerusalemme è difficile da scordare. I discepoli erano un cuor solo e un’anima sola, partecipavano quotidianamente alla catechesi degli apostoli, condividevano i beni, pregavano insieme, celebravano settimanalmente l’eucaristia, compivano segni straordinari con la forza dello Spirito. Fra di loro regnava un perfetto accordo e godevano della stima di tutto il popolo.
Davvero a Gerusalemme andava tutto così bene? L’autore del libro degli Atti non si sarà un po’ cullato nei sogni? Non avrà scambiato l’ideale che aveva in mente con la realtà?
La risposta è abbastanza semplice e sicura: ha trasfigurato, ha idealizzato, non v’è dubbio. Ha preso spunto da avvenimenti reali – la generosità eccezionale di Barnaba (At 4,36-37), il radicale cambiamento dei sentimenti e dei rapporti all’interno del gruppo dei discepoli dopo la risurrezione di Cristo – e li ha generalizzati per tratteggiare l’immagine di una comunità cristiana modello.
La realtà ecclesiale, anche a Gerusalemme, non era così idilliaca, i problemi esistevano come da noi. Ad un certo punto sono venuti a galla, in modo addirittura drammatico. È il racconto che troviamo nella lettura di oggi.
La comunità era composta inizialmente solo da giudei che però appartenevano a due gruppi ben distinti: gli ebrei e gli ellenisti.
I primi erano nati e cresciuti in Palestina, parlavano aramaico e frequentavano le sinagoghe dove la Bibbia era letta in ebraico; erano molto attaccati alle tradizioni dei loro padri e alla legge di Mosè, accettavano e consideravano indiscutibili gli insegnamenti e le interpretazioni date dai rabbini.
Gli ellenisti invece erano nati e cresciuti all’estero. A contatto con gli altri popoli avevano conosciuto, apprezzato e anche adottato stili di vita che i loro correligionari consideravano fuorvianti e corrotti. Si sentivano liberi riguardo alle tradizioni e alle disposizioni dei rabbini, non capivano l’ebraico, parlavano in greco (la lingua usata allora in tutto l’impero), nelle loro sinagoghe leggevano la Bibbia nella traduzione greca.
Questa diversità di origine, di lingua, di mentalità era all’origine di forti tensioni fra i due gruppi.
Un giorno il conflitto esplose. L’occasione fu offerta dal problema della distribuzione dei beni della comunità; gli ellenisti, che erano in minoranza, cominciarono a lamentarsi perché gli ebrei facevano delle preferenze: favorivano le loro vedove e trascuravano quelle dell’altro gruppo.
La situazione divenne esplosiva e anche la grande simpatia che i discepoli godevano di fronte a tutto il popolo rischiava di offuscarsi. Il problema doveva essere risolto. Gli apostoli si riunirono e indicarono una possibile soluzione: scegliete – dissero – tra di voi sette uomini che godano della stima e della fiducia di tutti; a loro sarà affidato il compito di distribuire i beni ai poveri, mentre noi ci dedicheremo alla preghiera e all’annuncio del vangelo.