Lunedì - Venerdì ore 19.00
Sabato e prefestivi ore 19.00
Domenica e festivi ore 09.00 (estivo)
CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 19.30 (estivo)
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
La rete gettata nel mare” non va intesa come una normale rete da pesca, ma del tipo a strascico: quella rete che veniva gettata nell’acqua a semicerchio e poi trainata dalle barche per i due capi fino a quando non si riempiva di ciò che riusciva a raccogliere, non solo di pesce
Il testo originale infatti non riporta “ogni genere di pesci”, ma semplicemente “(cose) di ogni genere” esattamente come i pescatori non “raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”, ma “raccolgono le cose buone nelle loro ceste e buttano via ciò che non vale nulla”.
Il testo dice: “cominciano a distinguere, a separare le cose belle e le cose marce”.Questo è il significato del termine greco “marcio, cioè morto”. C’è del vivo e c’è del morto-
Matteo t non usa la parola “cattivi”, che può indicare un giudizio, un significato morale, ma “marci”: i pescatori non fanno un giudizio morale sui pesci, ma ovviamente tengono quelli che sono vivi e buttano via quelli che sono morti, in stato avanzato di putrefazione.
E’ la stessa espressione che Gesù ha utilizzato per l’albero “marcio” che non può che produrre frutti cattivi (Mt 7,16-18). Un albero marcio, il criterio di giudizio di Gesù non è in base alla morale buono o cattivo, ma in base alla vita: se ha vita o non ha vita.
Quindi non è un giudizio ma una constatazione tra chi è pieno di vita e chi è già morto. Il messaggio di Gesù ti fa vivere. Ma se tu sei morto non rimane che vivere da morti. Non è un criterio morale, ma di vita.
Noi ne abbiamo fatto un discorso moralista, tra chi è buono e chi è cattivo, secondo il metro di precetti e di comandamenti che hanno assunto nel nostro immaginario il posto di Dio, anzi sono diventati Dio.
E Dio lo abbiamo fatto diventare un giudice. Applichiamo a Dio il nostro modo di intendere e di pensare la giustizia. Per noi giustizia significa anzitutto che “se sbagli, paghi” e a stabilirlo, in un aula di tribunale, è un giudice che verificherà in modo minuzioso le colpe e le responsabilità.
Questa immagine di Dio viene inculcata, a volte senza volerlo, soprattutto nell’educazione religiosa ricevuta durante l’infanzia, a causa della scarsa cautela e attenzione di genitori, educatori e figure religiose di riferimento. Talvolta, purtroppo, nel tentativo di educare, rimproverare o correggere, si fa cenno della punizione di Dio o al fatto che “Dio vede tutto” e “Gesù si offende”.
Molte persone coltivano l’immagine di un Dio privo di sentimenti e senza cuore, che tiene conto di ogni sbaglio e di ogni violazione della legge e lo registra per un rendiconto finale. Si tratta di un Dio che è simile a un “ragioniere contabile”, che ti premia solo se “i conti sono a posto”, se hai pagato tutto e se c’è eventualmente qualcosa da saldare.