La Trasfigurazione di Gesù è garanzia del fatto che il Signore non abbandona né l’uomo né il creato. Che non si sfila di dosso il corpo come se fosse un abito e non lascia la storia come se fosse un ruolo teatrale. Non solo il volto risplende ma risplende anche la veste, che ricorda gli angeli al sepolcro vuoto vestiti di bianco, e io aggiungerei anche che è glorificato l’uomo e tutto ciò che è frutto del suo ingegno, del suo lavoro, tutto ciò che egli fa per completare la creazione di Dio.Sul Tabor avviene un evento che svela la divinità del Figlio, che in quella luce – che Dio aveva all’inizio separato dalle tenebre – mostra la sua bellezza in quanto egli stesso è Dio. «Gesù lasciò vedere qualcosa della sua divinità, manifestò a loro il Dio che stava abitando in mezzo a loro» dice san Giovanni Crisostomo.Sul monte Tabor Gesù non svela solo la luce della sua divinità ma manifesta anche la bellezza della sua umanità, e per un momento mostra il volto dell’uomo come Dio l’ha pensato, la bellezza originaria della natura umana. Ed è proprio questa bellezza che poi sarà sfigurato dal peccato, dai soprusi e dalle violenze subito dopo e lungo i secoli.Ed è proprio in questa bellezza e gloria originarie della natura umana che trova il suo massimo fondamento la dignità di ogni persona umana, che è troppo spesso deturpata e sfigurata da tante forme di violenza, sfruttamento, abbandono, fame, malattia, ignoranza. Capiamo allora, in questo cammino quaresimale, qual è il significato e il senso per noi di questa Trasfigurazione di Gesù e della voce che uscì dalla nube, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».È l’invito a prendersi cura dell'immagine divina deformata nei volti sfigurati dei nostri fratelli e sorelle, volti martoriati dalla guerra come in Ucraina, volti sfigurati dalla fame, volti delusi da promesse politiche, volti umiliati di chi vede disprezzata la propria cultura, volti spaventati dalla violenza quotidiana e indiscriminata, volti angustiati di minorenni, volti di donne offese e umiliate, volti stanchi di migranti senza degna accoglienza, volti di anziani senza le minime condizioni per una vita degna.