CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 11.00
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
"Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». E alla provocazione dei farisei e degli erodiani che vogliono coglierlo in fallo, Gesù risponde con una parola ironica e geniale: "Allora restituite (e non “date” come abbiamo tradotto) all'imperatore ciò che è dovuto all'imperatore". Sì, dice Gesù, se quella moneta appartiene all'imperatore che vi ha posto il suo nome e la sua immagine, allora restituite all'imperatore ciò che gli spetta.
"E restituite a Dio ciò che appartiene a Dio". Gesù aggiunge quest'ultima parte, perché non avevano chiesto cosa dovessero restituire a Dio.
E anche noi oggi riceviamo questa affermazione in pieno viso. Sì, ma cosa c'è di Dio che dobbiamo restituirgli?
Diamo allo Stato, volontariamente o meno, ciò che lo Stato ci chiede. Sappiamo molto chiaramente cosa è dovuto allo Stato, è regolato dalle leggi e lo Stato controlla il mantenimento di queste leggi.
E qui noi cristiani dovremmo capire che pagare le tasse è un dovere per tutti i cittadini perché, come diceva papa Francesco, “la legalità in campo fiscale è un modo per equilibrare i rapporti sociali, sottraendo forze alla corruzione, alle ingiustizie e alle sperequazioni”.
Solo se abbiamo assolto questo dovere, possiamo esigere che lo Stato riconosca e ci dia quello che poi ci spetta di diritto che è garantito dalla costituzione. Il diritto non è un favore che ci viene fatto. E se ciò che di diritto ci spetta non ci viene dato, non possiamo stare zitti senza voce e magari far colmare questi vuoti da organizzazioni caritative e di solidarietà. Perché quello che appartiene a Cesare noi glielo restituiamo attraverso le tasse.
Ciò che è dovuto a Dio, invece, è molto più difficile da determinare. Sì, cosa si deve restituire a Dio? Gesù ci invita a completare il suo ragionamento: "Ciò che porta l'immagine dell'imperatore appartiene all'imperatore". Quindi possiamo aggiungere: "A Dio appartiene ciò che porta l'immagine di Dio".
Ebbene, chi o cosa porta l'immagine di Dio? È l'uomo stesso, creato a immagine e somiglianza di Dio.
Così il potere nella polis è riconosciuto, ma non in modo assoluto, senza limiti: va obbedito fino a che non opprima, non schiacci la persona nella sua libertà, nella sua dignità, nella sua coscienza.
Certamente con questa presa di posizione Gesù introduce nel mondo antico, che concepiva il potere politico in modo teocratico, una distinzione rivoluzionaria, che la chiesa in seguito smentirà, da Costantino fino a pochi decenni fa: la politica è necessaria ma va desacralizzata; quella del potere, di Cesare è una funzione necessaria ma umana, esercitata da esseri umani. E di fronte a Cesare sta il diritto di Dio, del Signore, che è vindice e garante di tutta la grandezza e la libertà dell’essere umano, che mai è lecito conculcare!
A Cesare, dunque, va pagato il tributo, ciò che deriva dal suo potere; ma ciò che appartiene a Dio, la persona umana, va data a Dio. E quando le due autorità entrano in conflitto, occorre ricordare le parole degli apostoli: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29).