CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 11.00
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
“In quel tempo”, dice il Vangelo di oggi, “Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”.
La folla che da giorni segue Gesù prevede le sue mosse e a piedi raggiunge prima di lui quella riva deserta del lago. Gesù allora, sbarcando, la vede e la osserva con attenzione: non è preso dalla soddisfazione del successo, del fatto che tanta gente lo cerca e lo trova, ma è mosso a viscerale compassione.
Tutto ciò che segue nel Vangelo di oggi è generato dalla compassione, termine di una carica e intensità infinite: il Maestro prova dolore per il dolore del mondo, il molto dolore dell’uomo.
Compassione, Soffrire con... Vivere la passione con... (in senso lato, non solo soffrire, ma anche godere, rallegrarsi). Il termine normalmente usato nella Bibbia per esprimere l'idea di compassione, significa "abbracciare visceralmente, con le proprie fibre interiori, i sentimenti o la situazione dell’altro".
E poi, ecco la frase importante: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. In questo invito c’è la proibizione assoluta di tassare l’amore ricevuto gratuitamente.
Come il Padre ama senza condizioni, così intende venga trasmesso. L’amore non è tale se viene condizionato, se si cominciano a dire i se… io ti amo se, no! Dove ci sono i se, dove ci sono le condizioni non è più l’amore genuino del Padre, è un amore interessato degli uomini.
Quindi è finita l’immagine di un Dio esigente, è l’inizio con Gesù di una comunicazione all’umanità di un Padre generoso. L’amore di Dio, lo abbiamo già detto, non va dato a chi lo merita, ma a chi ne ha bisogno.
Questo amore di Dio che adoriamo nell’Eucarestia, ne abbiamo fatto un premio per i buoni invece di comprenderlo come un sostegno per i deboli, una medicina per i malati.
Guardando la folla: ciò che Gesù guarda non è solo la folla numerosa, vede invece molti volti che raccontano storie di dolore, di paure, di stanchezza e fatica.
E allora chiama i dodici e affida loro il compito della compassione e della misericordia: dovranno preservare, custodire, salvare la compassione, il con-patire, salvarlo e seminarlo nel mondo, attraverso sei azioni: predicate, guarite, risuscitate, sanate, liberate e donate.
La missione è duplice: predicare e guarire la vita, o almeno prendersene cura. E il rapporto è sbilanciato, uno a cinque. Cinque opere per guarire, una per narrare. Per proclamare che “Dio è così, si prende cura e guarisce. Dio è vicino a te, con amore”.
“Pregate il Signore della messe perché mandi operai”... E siccome tanti secoli di clericalismo ci hanno plasmati, noi pensiamo subito alle vocazioni di prete, religioso, come se dovessero essere solo loro gli operai, mentre ognuno di noi dovrebbe poter dire: “manda me, Signore, come operaio della compassione, della misericordia…”.