In quel tempo, Gesù passando VIDE un uomo cieco dalla nascita. Arriva la prima domanda: perché cieco? Chi ha peccato? Lui o i suoi genitori? Gesù ci allontana immediatamente dall’idea che il peccato sia la spiegazione del male, la chiave di volta della religione. La bibbia non da risposte al perché del male innocente, le cerchi invano. Neppure Gesù lo spiega. Fa altro: lui libera dal male, si commuove, si avvicina, tocca, abbraccia, fa rialzare. Il dolore più che spiegazione vuole condivisione. Gesù spalma un pò di fango sulle palpebre del cieco. In tal modo ripete il gesto con cui Dio ha creato Adamo, il terrestre, plasmandolo dalla polvere del suolo (cf. Gen 2,7).Lo manda alla piscina di Siloe, torna che ci vede: uomo finalmente dato alla luce. Nella nostra lingua partorire si dice anche “dare alla luce”. Gesù dà alla luce, partorisce vita piena. Nuova creazioneGesù vede nei pressi della piscina di Siloe un uomo colpito dalla cecità fin dalla sua nascita. Non avviene, come in tanti altri racconti di miracolo, che il malato invochi Gesù e gli chieda la guarigione, ma è Gesù che, passando, vede, discerne un uomo bisognoso di salvezza.I discepoli, che passano con Lui, l’uomo invece «non lo vedono». Si interrogano, perché vedono un problema, una questione, l’occasione di un dibattito moral-teologico. Il Vangelo del Cieco Nato sta tutto qui: c’è Uno - Gesù - che «sa vedere l’uomo» con tutto ciò che è e per ciò che davvero è, mentre ci sono altri - tutti gli altri - che invece non lo vedono. I vicini l’avevano visto perché mendicava. Potremmo dire, solo per quello. Avevano visto il caso umano, l’impiccio sociale, l’importuno che infastidisce la coscienza. Non lo riconoscono più, fuori da quella condizione: «È lui… No, non è lui…». Chissà se l’avevano mai visto davvero. Nemmeno ora sembrano disposti ad allargare la loro visione. Si fissano sull’evento, il fatto eccezionale: «In che modo è accaduto?». Qual è il trucco, come è capitato, chi è stato, come funziona? L’uomo, il guarito, per loro: non pervenuto. I farisei, poi, hanno il campo visivo interamente occupato dalla Legge e dalla tradizione. Non c’è spazio per altro. C’è il sabato di mezzo e non hanno occhi che per quello. Forse che si debba guardare all’uomo prima che al sabato? Non sia mai. A dire il vero qualche dubbio sorge, ma è solo una s-vista. I Giudei non sono disposti a credere nemmeno ai loro occhi. Cercano alleati alla loro miopia nei due genitori. La paura li acceca. Un poco ancora e sarebbero pronti a dire di non aver mai visto quello che una volta era un Cieco Nato. Si guardano allo specchio i Giudei, rimirando i contorni della loro appartenenza mosaica. Vedono peccato, peccato ovunque, ma sempre e solo quello degli altri. C’è l’istituzione con la quale riempirsi gli occhi. Non la si può certo perdere di vista. Nessuno che veda l’uomo. Ciascuno ha la sua “religione” che lo acceca e mette in ombra l’uomo. È solo un dettaglio ininfluente, un particolare quasi insignificante: altre sono le questioni. Non vale nemmeno la pena di gioire per la sua guarigione. Un evviva, un cenno di congratulazioni, un sorriso. Nulla. Teologie, curiosità, paure, leggi, tradizioni, istituzioni. Tutto prima di quell’uomo.