CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 11.00
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
La prima domenica dopo Pentecoste, la Chiesa celebra la solennità della Santa Trinità. Insieme all'Incarnazione di Dio (Natale-Passione-Resurrezione), il mistero della Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la fonte di tutti gli altri misteri della fede, la luce che li illumina.
Quando noi cristiani chiamiamo qualcosa "mistero", non significa solo qualcosa che noi non possiamo comprendere completamente, ma si riferisce a qualcosa che appartiene al mondo di Dio e della rivelazione di Dio.
Certamente la parola "Trinità" non appare nella Bibbia. Nell'Antico Testamento si tratta dell'unico Dio che si rivela gradualmente. In Gesù, quell'unico Dio si è avvicinato a noi e si è rivelato come Padre, Figlio e Spirito Santo.
Quasi verso la fine del Nuovo Testamento, nella prima lettera di Giovanni (4,8), troviamo l'affermazione "Dio è amore". Tre piccole parole, quasi di sfuggita, ma che riassumono tutta la rivelazione di Dio e che sono una vera e propria "rivoluzione" nella visione di Dio che non è più un potere assoluto (il Dio degli eserciti) ma un amore assoluto che si dona completamente.
Dio è amore... Tre parole così piccole... Ma quando si pensa e si cerca di spiegarle in parole la questione diventa molto complessa....
Sì, perché l'amore significa sempre "relazione tra persone" diverse tra loro. Non c'è amore dove non c'è relazione tra persone diverse.
E allora Dio, noi diciamo nel Credo “credo in un solo Dio”, come può Dio essere uno solo e allo stesso tempo essere amore e quindi relazione e comunione tra persone diverse?
E allora dobbiamo dirci che se Dio è amore, ciò è possibile solo se Dio non è solo, o meglio solo se Dio non è un Dio solitario.
Dio è amore perché è comunità d'amore: Padre, Figlio e Spirito. Eppure Dio rimane uno.
Perché in Dio ogni Persona vive per l’altra, è per l’altra così intensamente e così profondamente che noi possiamo solo immaginarlo al punto che pur essendo tre sono nello stesso tempo uno.
Forse (come diceva don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta morto nel 1993 e dichiarato venerabile da papa Francesco l’anno scorso), non bisogna parlare di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlare invece di uno per uno per uno: e così fa sempre uno. In Dio, cioè, non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive completamente per l’altra.
E siccome siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio anche ognuno di noi, in quanto persona, deve essere essenzialmente una relazione, un incontro con l’altro. Al punto che, se dovesse venir meno questa apertura verso l’altro, non ci sarebbe neppure la persona. Un volto, cioè, che non sia rivolto verso qualcuno non lo puoi vedere o disegnare… Viviamo ed esistiamo per l’altro, certo non in maniera così piena come Dio e perciò siamo troppo spesso in conflitto e in guerra gli uni con gli altri.
Al termine di una giornata possiamo anche non aver mai pensato a Dio, mai pronunciato il suo nome ma se abbiamo creato relazioni, se abbiamo dato gioia o speranza ad una persona, abbiamo fatto la più bella professione di fede nella Trinità!
Il contrario di un cristiano non è l’ateo ma è chi non crea relazioni, chi non dona speranza, chi non fa comunione.
La Santa Trinità: mistero di diversità e unità. Che grande sfida per la società, per la Chiesa: costruire l'unità senza distruggere la diversità! E nello stesso tempo favorire la diversità che arricchisce senza distruggere l’unità. Ciò che Dio è, noi dobbiamo diventarlo e costruirlo.