Lunedì - Venerdì ore 19.00
Sabato e prefestivi ore 19.00
Domenica e festivi ore 09.00 (estivo)
CHIUSA PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Domenica e festivi ore 19.30 (estivo)
Nella festa del Ss. Nome di Maria il 12 settembre
Sante Messe ore 08.30, 09.30, 10.30 e 18.30.
Gesù gli risponde: “Vieni!”, e Pietro scende dalla barca e cammina sulle acque verso di lui; ma non appena sente la potenza del vento, ha paura e comincia a sprofondare, gridando: “Signore, salvami!”.
Ha provato, ma non è stato capace di rimanere in piedi sulle acque del mare di Galilea e, affondando, deve comprendere la propria debolezza, la propria incapacità di stare a galla, il che lo porta a invocare il Signore. Pietro comprende la propria fragilità e debolezza: quella di un “uomo di poca fede” – come Gesù lo definisce – che ha paura, che a volte tenta il Signore, ma che in ogni caso è riportato alla consapevolezza della propria miseria.
Camminare sulle acque, richiesta infantile di un prodigio fine a se stesso, esibizione di forza che non ha di mira il bene di nessuno. E infatti il miracolo non va a buon fine.
Pietro scende dalla barca, comincia a camminare sulle acque, ma in quel preciso momento, proprio mentre vede, sente, tocca il miracolo, comincia a dubitare e ad affondare. Uomo di poca fede perché hai dubitato?
Pietro è uomo di poca fede non perché dubita del miracolo, ma proprio in quanto lo cerca. I miracoli non servono alla fede.
Infatti Dio non si impone mai, si propone. I miracoli invece si impongono e non convertono. Lo mostra Pietro stesso: fa passi di miracolo sull'acqua eppure proprio nel momento in cui sperimenta la vertigine del prodigio sotto i suoi piedi, in quel preciso momento la sua fede va in crisi: Signore affondo!
Imparare il silenzio. Dio non si impone
Nella prima lettura, Elia spaventato e consumato, desideroso di morire nel deserto, non si chiude a piangere se stesso, si mette in cammino. L'illusoria vittoria intrisa di sangue non ha fatto che peggiorare le cose.
No, Dio non è nella violenza, questo ora ha capito Elia che si ritrova sul monte dell'alleanza. E qui, sull'Oreb, Elia capisce e ci fa capire qualcosa di splendido.
Dio non è nella violenza, né nei grandi eventi naturali o nei prodigi, ma nell'intimo di ciascuno di noi.
«il Signore non era nel vento, nel terremoto o nel fuoco, ma era in quel sussurro di una brezza leggera: nella pace».
Ecco come ci parla Dio. Ed è per questa “brezza leggera” – che gli esegeti traducono anche “voce sottile di silenzio” e qualcun altro “un filo di silenzio sonoro” – che dobbiamo rendere pronte le nostre orecchie, per sentire questa brezza di Dio.
Imparare ad ascoltare la voce sottile del silenzio.